spettacolo teatrale

Ciàula scopre la luna (Eventi)

PARCO MINERARIO FLORISTELLA GROTTACALDA settembre 2008

opera dedicata al lavoro delle miniere
e allo sfruttamento minorile

tratta dall’omonima novella di Pirandello
per danza – racconti – voce – immagini – musica

IL PROGETTO
“Si mosse sotto il carico enorme‚ che richiedeva anche uno sforzo d’equilibrio. Si‚ ecco‚ si‚ poteva muoversi‚ almeno finché andava in piano. Ma come sollevar quel peso‚ quando sarebbe cominciata la salita?”
Così Luigi Pirandello in “Ciàula scopre la luna”‚ novella ambientata a Gallizzi‚ la parte più antica del Parco minerario Floristella-Grottacalda‚ racconta la storia di uno dei tanti carusi che spesero l’intera vita portando enormi carichi di zolfo sulle spalle.
Quelle storie‚ quel mondo scomparso‚ quell’illusione che non migliorò la condizione della gente di Sicilia‚ rivivono oggi grazie all’istituzione della riserva posta fra Aidone‚ Piazza Armerina e Valguarnera nell’ennese‚ raggiungibile dall’autostrada A 19 Palermo-Catania‚ uscite Enna e Mulinello‚ dalle quali poi seguire le indicazioni per Valguarnera.
Negli anni ’80‚ ad attività estrattiva conclusa (era iniziata due secoli prima)‚ nacque l’esigenza di non disperdere quel patrimonio ma‚ anzi‚ di utilizzarlo come leva per lo sviluppo locale‚ offrendo ai turisti la possibilità di ammirare quello che è considerato il parco di archeologia industriale più interessante del mondo‚ vero e proprio museo all’aria aperta.
Suggestivo lo scenario che contorna i tre siti estrattivi di Fioristella‚ Grottacalda e Gallizzi: 400 ettari immersi nei boschi‚ che tornano a colonizzare quell’area resa sterile dall’anidride solforosa liberata dalla combustione dello zolfo.
A Fioristella si trova una sede del Parco ed il Palazzo Pennisi‚ residenza dei proprietari e sede degli uffici della vecchia miniera. Affacciandosi dal palazzetto ottocentesco‚ si gode di un’ampia vista: natura e miniera‚ oggi‚ riescono a convivere dopo essere state per centinaia di anni incompatibili.
La Sicilia‚ nell’800‚ divenne il primo esportatore mondiale di zolfo: un vero e proprio paradosso‚ se si immaginano le condizioni in cui era costretta a vivere e lavorare la stragrande maggioranza degli operai delle miniere. Di contro‚ solo una minoranza di siciliani (i proprietari delle aree minerarie ed i gabelloti che le sfruttavano) ed i commercianti delle grandi potenze I europee‚ ne trassero enormi guadagni.

Picconieri e “carusi” escono di scena; le loro disumane condizioni di lavoro diventano letteratura. Per intendere meglio la fatica di questi bambini costretti ai lavori forzati‚ ci si sposta sino alle discenderie‚ i profondi budelli scavati nel sottosuolo per estrarre lo zolfo‚ dai quali il minerale risaliva a spalla. In futuro sarà possibile visitare l’interno del ripido cunicolo‚ che scende per centinaia di metri nelle viscere della terra con inclinazioni di 30/50 gradi‚ mediante scalini scavati nella stessa roccia‚ a volte con le alzate ridotte per facilitare l’ascesa.
Da quel buco nero i ‘carusi’ (a volte anche di cinque anni) risalivano con la faccia erosa dalla fatica‚ come il Ciàula di Pirandello‚ con carichi enormi di decine di chili‚ che deformava quei corpi già provati dalla stanchezza.
I “carusi” erano destinati a rimanere schiavi del picconiere per tutta la vita. Questi li “acquistava” dalle poverissime famiglie d’origine‚ a cui versava il cosiddetto “soccorso morto” che rappresentava un modo per sfamare molte bocche.
Era il livello più basso della crudele gerarchia mineraria: sopra i picconieri stavano i gabellotti‚ affìttuari delle miniere‚ che versavano ai padroni l’estaglio (percentuale dell’utile dello zolfo fuso). Tale realtà fu descritta nell’inchiesta Franchetti e Sennino‚ 1876‚ che ebbe il merito di far approvare dal Parlamento del Regno una legge che vietò il lavoro in miniera al di sotto dei 10 anni di età. Ma questo non sempre servì ad evitare che i bambini-operai continuassero a scendere nei tunnel di zolfo.
La miniera‚ in genere‚ rappresentava un grande pericolo per tutti gli operai‚ costretti ad inalare fumi nocivi ed a rimanere sempre in guardia dal rischio di crolli‚ esplosioni e fughe di gas mortale. “Nelle dure facce quasi spente dal buio crudo delle cave sotterranee‚ nel corpo sfiancato dalla fatica quotidiana‚ nelle vesti strappate‚ avevano il livido squallore di quelle terre senza un filo d’erba‚ sforacchiate dalle zolfare‚ come da tanti enormi formicai” (da “Ciàula scopre la luna”).

Insomma il progetto è quello di rientrare in quella che era la miniera più grande dell’isola‚ oggi testimonianza di un mondo scomparso‚ un viatico per meglio comprendere il “come eravamo”.
Questo l’ambito di questo progetto che vuole coniugare un paesaggio e una storia ad un senso‚ quello dell’identità del territorio e della sua gente. Una linea sottile unisce il minerale delle profondità con le luci della volta celeste: è lo sguardo del caruso‚ la riflessione del picconiere‚ l’indifferenza del padrone‚ la rassegnazione delle donne………….pochi istanti per meravigliarsi ancora una volta della staordinaria poesia che avvolge questa terra. 

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