Guerrin Meschino

Guerrin Meschino 

A fine gennaio alla Cantina Borbonica di Partinico‚ poi a S.Agata Militello

“GUERRIN MESCHINO” da Gesualdo Bufalino – per un danzateatro
della poetica

Il Guerrin Meschino è una scrittura letteraria che ben si presta ad essere argomento e occasione per un progetto di messainscena e laboratorio : oltre ai temi fantastici del viatico del Guerrino‚ all’evocazione di un mondo infantile… quello dei giovani spettatori del teatro dei burattini‚ il Guerrino propone una serie di argomenti di grande attualità come la consapevolezza di essere personaggi /comparse di vicende altrui‚ la constatazione della solitudine come una condizione ineluttabile‚ potente‚ tanto da annichilire ogni possibilità di riscatto: una visione tragica della vità che sembra trova conferma nella “poesia” contenuta nel Guerrino.. dedicata alla stragi di Falcone e Borsellino :

Chiuso per lutto. (23 maggio1992; 19 luglio 1992)
Basta così‚ giù il sipario‚ non me la sento stasera.
Si chiude. Vi rimborso il biglietto.
Lasciamo Guerrino per un bel po’
a sbrogliarsela con le tenebre
sul ciglione dell’abisso……

E improvvisamente il testo si fa impegno‚ non per il riferimento alla cronaca sanguinosa di quegli anni‚ quanto per la cruda consapevolezza che l’arte‚ la poesia‚ il fantastico …. hanno perso di fronte ad una irruenza della cronaca‚ ad una scabrosià dell’uomo che non prevede più la ricerca della bellezza….
E’ a questo punto che il Puparo lascia cadere i fili del Guerrino e allo stesso modo recide i suoi.

La produzione‚ che nasce dalla collaborazione di più soggetti‚ è un lavoro di danza‚ teatro/musica che in superficie conduce lo spettatore a ritroso nel tempo‚ alla ricerca della magia e dei miti dell’infanzia‚ ma sotteraneamente ripropone i temi potenti dell’identità culturale e della visione tragica della vita in cui l’avventura si riduce alla rappresentazione e non può andare oltre.
La messinscena‚ in forma di danza teatro‚ prevede l’uso spoglio dello spazio teatrale… numerose panche in legno accatastate a richiamare l’uso dello spettacolo/platea‚ il vecchio Puparo (Sebastiano Tringali)‚ il Guerrino ( Cinzia Maccagnano) e una sorte di Perpetua ( Gabriella Cassarino) … una schiera di personaggi del genere cavalleresco ( sei danzatori)‚ un pubblico ( fequentatori del laboratorio)….

Poetica e scrittura:

Il Guerrin Meschino è una delle opere meno note di Gesualdo Bufalino e rappresenta uno dei testi in cui maggiormente emerge il bagaglio culturale dell’autore : i tòpoi fondamentali del genere cavalleresco sono perpetrati attraverso il recupero di una vicenda narrata da Andrea da Barberino alla fine del XIV secolo e in cui si ritrovano le influenze delle altre grandi opere di questo plurisecolare filone letterario. Ciò che maggiormente colpisce è la cornice in cui Bufalino inserisce tutto ciò: la vicenda cavalleresca‚ infatti‚ è messa in scena da un vecchio e lamentoso puparo che fin dalle prime battute rende chiara la propria rassegnazione nel trascorrere la parte conclusiva dell’esistenza (non si dovrebbe diventar vecchi…). Egli paragona sé stesso a un pupo i cui fili sono manovrati dalle mani sapienti del destino‚ pronto a gareggiare e vincere al gioco delle tre carte (nonostante il protagonista conosca il trucco che gli garantirebbe il trionfo ). Non c’è tuttavia possibilità di scampo di fronte al fato e al cammino intrapreso: bisogna proseguire finanche un solo paio di occhi rimanga seduto a osservare la scena e il malcapitato attore che vi recita. E’ la storia oscura di un giovane che si tramuta‚ per le azioni compiute‚ da orfano in valoroso cavaliere cercando di riscattare una condizione di partenza sfortunata. Il carattere di Guerrino è parallelamente sovrapponibile a quella del puparo‚ costituito da un misto di solitudine‚ malinconia e perpetua instabilità. Nel seguire le sue vicende‚ si è catapultati in un mondo ricco di creature magiche‚ prove da superare‚ donzelle da salvare (il cui amore nasce e muore in pochi attimi)‚ tornei cavallereschi‚ trasposizioni oniriche e onori da riconquistare. Un cavallo pregiato‚ Macchiabruna‚ e uno scudiero illetterato‚ Babele‚ lo accompagnano fino a quando‚ anch’essi‚ non muoiono o spariscono lasciandolo perennemente nella sua primordiale emarginazione.
Bufalino conduce l’eroe fino agli ultimi tre ostacoli da scavalcare per porre fine alle sue sofferenze e ottenere il giusto riconoscimento per i suoi sforzi: la conoscenza dell’ignota famiglia e la conseguente perdita di quel sentimento di abbandono straziante che ne ha contraddistinto la vita intera. Ma‚ improvvisamente‚ tutto termina in maniera inconcludente: il puparo non chiude la messa in scena dell’opera per stanchezza e il pupo‚ accorgendosi di essere una marionetta i cui fili sono avvolti nelle mani di altri‚ non proseguirà oltre. Il suo destino è la morte‚ conclusione di un cerchio di immedesimazione/sovrapposizione che sancisce inizio e fine del testo. Saranno‚ infatti‚ le due dita che lo hanno sempre controllato a spezzarne il collo in un breve e‚ apparentemente‚ insensibile gesto. Un piccolo atto paragonabile a quello che presto subirà anche lo stesso puparo‚ destinato similmente a morire per mano del demiurgo suo creatore in un altrettanto crudele frangente di realtà. I due personaggi‚ appartenenti a mondi in apparenza così distanti‚ si fondono ancor più in un’unica entità la cui legittimità è suggerita dallo stesso finale: “Che fa‚ non l’avevate capito? Sono io‚ Guerrino il meschino”.
Sotto questa lente d’ingrandimento‚ l’interruzione del racconto nel racconto appare come una conclusione più che completa e giustificata; l’incompiutezza appare costituita da un inizio e da un termine ben circoscritto in cui tutto conserva un significato nitido e trasparente‚ già suggerito altrove dallo stesso autore. Un significato che sarebbe andato perso nel caso lo spettatore/ lettore fosse venuto a conoscenza di un pronosticabile lieto fine per la storia del semplice Guerrino; egli si sarebbe completamente riscattato: non più meschino ma ricompensato dagli onori‚ dalla gloria e dall’immortalità letteraria‚ lontanissimo dal suo omologo puparo condannato alla stanchezza‚ all’oblio della memoria e alla mortalità terrena.


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MIBACT – Ministero dei Beni delle Attività Culturali e del Turismo

Mda Produzioni Danza
in collaborazione con
Estreusa
GUERRIN MESCHINO
da Bufalino, Andrea da Barberino

drammaturgia
Maccagnano/Tringali/Gatti

regia e coreografia
Aurelio Gatti

musica
Mascagni, Verdi, Boito

scena e costumi
capannone Moliere

con 
Carlotta Bruni, Gabriella Cassarino,Rosa Merlino
Cinzia Maccagnano e Sebastiano Tringali

luci
Stefano Stacchini